DOMANDE
Domande frequenti
Le obiezioni che il progetto riceve più spesso, con le risposte che si possono dare allo stato attuale.
Si tratta di una forma di extraterritorialità?
No, e la distinzione è sostanziale. Non si chiede alcuna deroga, e non si ottiene alcun territorio, alcuna autonomia fiscale, alcuna politica migratoria né alcuna esenzione da leggi di applicazione generale. Le autorizzazioni ordinarie si chiedono come le chiede chiunque: la casa, e la cooperativa per la parte agricola, espletano le formalità e domandano alle amministrazioni competenti i permessi che la legge prevede — edilizi, sanitari, di derivazione delle acque, di iscrizione ai registri. L’associazione è soggetta al diritto penale, al diritto del lavoro, al diritto tributario e alle norme edilizie italiane esattamente come una scuola privata.
Ciò che cambia è soltanto il rapporto fra i soci, che accettano per contratto regole di lavoro e di vita comune. Le stesse facoltà sono in uso quotidiano presso ordini religiosi, ordini professionali e federazioni sportive.
È un ente religioso?
No. Lo statuto lo dichiara in forma espressa: l’associazione non esercita attività di culto, non è espressione né emanazione di alcuna confessione o autorità religiosa, e non svolge proselitismo.
L’appartenenza religiosa dei rifāq è materia loro personale. La casa mette a disposizione uno spazio per la preghiera di chi lo desideri, senza che la frequentazione o l’astensione incidano in alcun modo sull’ammissione, sui diritti sociali, sulla valutazione del lavoro o sulla permanenza.
Una casa per una sola comunità non è una separazione?
Sarebbe una separazione se l’appartenenza derivasse dall’origine. Non è il caso: si è ammessi per nome, su domanda propria, e ogni domanda può essere respinta. Nessuno appartiene alla casa in ragione dell’origine, della discendenza o della fede.
A questo si aggiunge la clausola di reciprocità, per cui statuto e regolamento sono a disposizione, alle stesse condizioni, di qualunque comunità voglia costituire una casa analoga. La storia dei fondaci mostra che, quando l’accordo smette di essere reciproco, la casa diventa un recinto sorvegliato nel giro di una generazione; le salvaguardie servono a rendere strutturalmente costoso quel passaggio.
Perché non si vende al pubblico?
Per una ragione aritmetica. Un lavoro venduto a margini da dettaglio non sostiene maestri pagati adeguatamente, e una bottega che comincia a produrre oggetti minuti da vendere sposta il tempo degli apprendisti dove il ricavo è immediato, smettendo di essere una scuola nel giro di due anni.
La produzione è quindi su commessa, in pezzi unici o piccole serie, per studi di architettura e di interni, cantieri di restauro, istituzioni, collezionisti ed editori d’arte.
Chi finanzia che cosa ottiene?
Una posizione economica, in una delle tre forme descritte nella pagina sul sostegno, e nessun potere sull’assemblea. Lo statuto esclude espressamente poteri di nomina, quote di voto ulteriori, categorie speciali di soci e facoltà di sospendere l’efficacia delle deliberazioni, e vieta che l’apporto di mezzi sia condizionato all’attribuzione di uno di questi poteri.
La foresteria a pagamento è la parte dell’operazione dotata di ricavi, di margine e di una via d’uscita, e si finanzia separatamente con propri investitori.
Che cosa succede se il progetto fallisce?
Le cinque condizioni che varrebbero come verdetto sono fissate in anticipo e pubblicate. Il patrimonio residuo, in caso di scioglimento, è devoluto ad altro ente del Terzo settore con finalità analoghe, secondo le disposizioni di legge.
Vale la pena notare che il risultato utile non dipende dal successo. Una casa che fallisce secondo criteri dichiarati in anticipo produce un’informazione che oggi non esiste, e cioè se regole accettate per contratto reggano una comunità senza il permesso di uno Stato.
I minori partecipano alla vita della casa?
No. L’associazione è composta di maggiorenni, e nessun minore è ammesso alla vita comune, all’alloggio, ai turni di lavoro o al cantiere.
Le attività didattiche rivolte ai ragazzi del territorio si svolgono in forma diurna, senza pernottamento, in spazi distinti, di norma presso istituzioni scolastiche o formative del territorio, con personale dedicato e con l’osservanza degli obblighi di legge in materia di tutela dei minori.
Si può visitare?
Non ancora. La proprietà non è stata acquisita e il restauro non è iniziato. Ci saranno allora tre ospitalità, e a distinguerle è il motivo per cui si viene. Chi vuole conoscere la casa perché intende starci fa la prova a Dar al-Bidaya, retribuita. Chi vuole conoscerla senza proporsi come membro chiede un soggiorno a termine nella stessa ala, da due settimane a tre mesi, e non paga nulla, perché l’ospitalità è gratuita. Chi viene invece a passare qualche giorno in un bel posto è ospite della Munya, paga una quota, e la Munya è un soggetto distinto che non apre alcuna via d’ingresso all’associazione.
Nel frattempo il modo utile per entrare in contatto è scrivere.