IL CANTIERE
Il cantiere come prima scuola
I lavori di restauro sono la prima occasione di formazione, e la prima commessa che la casa esegue, invece di un’attesa che precede l’attività.

Le lavorazioni compatibili con l’apprendimento — intonaci e stucchi, pietra, carpenteria e serramenti, pavimentazioni, muri a secco — sono eseguite dai maestri con i loro apprendisti, che vi partecipano in quanto membri ammessi su domanda. Le opere strutturali restano a imprese qualificate, e gli apprendisti vi si affiancano senza sostituirle.
Che cosa il cantiere insegna che una bottega non insegnerebbe
Un cantiere di restauro impone una sequenza che l’apprendista non può scegliere e che non tollera ripensamenti: prima lo scavo delle cisterne, poi il restauro delle ali; prima la rimozione degli intonaci cementizi, poi il reintonaco a calce; prima il rifacimento del manto di copertura, poi qualunque finitura al piano sottostante. È la disciplina che la bottega da sola non trasmette, perché in bottega l’errore si scarta e si ricomincia.
Impone anche la scala. Duemiladuecento metri quadri di copertura, milleduecento di murature da consolidare, seimila di intonaci da rimuovere e rifare a calce, duemilacinquecento di pavimenti in pietra iblea e cotto: sono quantità che nessun esercizio didattico riproduce, e che insegnano all’apprendista quanto valga un’ora del proprio lavoro.
L’ammissione, e come si recluta
L’ammissione avviene per domanda individuale, con selezione su attitudine e impegno e mai per categoria di appartenenza. Il percorso è in due tempi: una prova retribuita di due o quattro settimane in cantiere, poi un contratto di apprendistato a termine definito, con inizio e fine scritti, al termine del quale il percorso si compie o prosegue.
Il reclutamento è condotto dove la popolazione giovane della provincia si trova, attraverso associazioni, luoghi di culto e mediatori culturali del comprensorio agricolo.
Il lavoro regolare come precondizione
Ogni rapporto è inquadrato nel contratto dell’edilizia, con formazione sulla sicurezza, regolarità contributiva e verifica del titolo a lavorare in Italia. In una provincia dove lo sfruttamento del lavoro agricolo è materia nota e vigilata, l’irreprensibilità su questo punto vale più di qualunque risultato economico, e una singola contestazione fondata in questa materia varrebbe più di qualunque risultato ottenuto altrove.