LA BOTTEGA
Il passaggio a maestro
Il ṣāniʿ diventa muʿallim quando il maestro che lo ha formato giudica che ne sia capace, e la casa adotta su questo le regole delle corporazioni di Fez.

Il ma’allim al banco con tre rifāq. Elaborazione di studio.
Chi decide
Decide il maestro della bottega, e decide sull’abilità del ṣāniʿ, perché la sola cosa che si possa giudicare con qualche esattezza è il lavoro, e l’unico che lo veda tutti i giorni è chi lo dirige. Non decide il majlis, che governa la casa — i turni, la mensa, il regolamento, l’ammissione dei nuovi soci — e la cui competenza in bottega si ferma alle condizioni del lavoro; sottoporre una qualifica tecnica a un voto assembleare la trasformerebbe in una questione di rapporti interni, che è esattamente ciò che una scuola di mestieri deve tenere fuori dal banco.
Non esiste, di conseguenza, un termine prestabilito. Non c’è un numero di anni che maturi il titolo, e la permanenza in casa da sola non produce alcun avanzamento: chi acquista la mano prima passa prima, chi non la acquista resta ṣāniʿ per tutto il tempo che serve, e può non passare affatto. Nelle corporazioni di Fez la durata varia per mestiere e per uomo, e non è fissata da alcun regolamento che la casa abbia potuto verificare: chi volesse un numero di anni da mettere in un contratto non lo troverebbe lì, e la casa non ne inventa uno.
Su che cosa
La prova è quella delle corporazioni: un pezzo intero, eseguito da solo dall’inizio alla fine, con i materiali, le tolleranze e i tempi di una commessa vera. Per la selleria si tratta di un finimento completo — cuoio conciato, tagliato e cucito a due aghi, fusto in legno sagomato, fibbie, staffe e speroni forgiati e finiti — perché quel pezzo obbliga chi lo esegue a rispondere dei tre materiali insieme, che è poi la ragione per cui la bottega li tiene insieme.
Il maestro non vi mette mano e non corregge in corso d’opera. Il pezzo si giudica per la tenuta sotto carico, la precisione degli assemblaggi, la finitura nei punti che non si vedono, e il comportamento all’uso, che per un finimento significa qualche mese di maneggio e non un esame di un pomeriggio. Un pezzo respinto si rifa, e la casa non registra né il numero dei tentativi né il tempo impiegato.
Che cosa vale il titolo
Dentro la casa il titolo comporta cose precise: si dirige un banco, si risponde del lavoro che ne esce, si accolgono i propri ṣunnāʿ, e si porta l’abito ruggine con la cintura di cuoio scuro impressa in oro. Nel majlis non comporta nulla, per espressa previsione dello statuto: la funzione di bottega attiene all’organizzazione del lavoro e alla responsabilità tecnica, e non vale un voto in più.
Fuori dalla casa il titolo, perché valga, ha bisogno di un riconoscimento che il Funduq non può darsi da sé, e una qualifica che un’istituzione rilasci a sé stessa non impegna nessuno. La strada che si tenterà, quando ci sarà qualcuno da presentare, è quella della corporazione di Fez, che quel riconoscimento lo rilascia da secoli e i cui maestri sono gli stessi che insegnano qui: i termini vanno negoziati e non sono ancora stati posti. Finché non esiste, il titolo vale dentro la casa e presso le botteghe che la conoscono, e questo sito non gli attribuisce altro.
UNA PRECISAZIONE NECESSARIA
Il titolo di ma’allim rilasciato dalla casa non ha valore legale e non è equipollente ad alcuna qualifica professionale italiana o europea. Chi ha bisogno di un titolo riconosciuto dallo Stato lo consegue dove si consegue, e la casa non lo sostituisce né lo anticipa.
La consegna
La consegna della cintura e dell’abito avviene a tavola, davanti a tutta la casa, e la fa il maestro che ha giudicato il pezzo. Non si pronunciano formule, non si presta giuramento e non si entra in nulla: quello che cambia il giorno dopo è il banco che si dirige e il lavoro di cui si risponde. La cintura la fa la selleria della casa con lo stesso cuoio e la stessa impressione a caldo delle commesse, oppure si ordina agli artigiani di Fez finché la casa non sa farla, perché il segno del maestro sia esso stesso un pezzo da maestro.

La cintura del ma’allim. Elaborazione di studio.
Che cosa non c’è
Fra ṣāniʿ e muʿallim non si interpone alcun grado. Non ci sono livelli intermedi, colori per gli anni di anzianità né titoli onorifici, e il nā’ib, il vice del maestro in bottega, è una funzione operativa che si assegna e si revoca secondo il lavoro, senza costituire un gradino verso il titolo.
La casa non conosce gradi di fratellanza, iniziazioni né prove di passaggio di altra natura: quello descritto in questa pagina è una qualifica di mestiere, si decide al banco sul pezzo, e le sole distinzioni che ne discendono sono quelle descritte qui sopra: la direzione di un banco, la responsabilità del lavoro che ne esce, e l’abito.
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