AL-ANDALUS
La Spagna, e un edificio intero
La Sicilia ha la parola e i testi. La Spagna ha un edificio in cui si può entrare.

Il Corral del Carbon
A Granada il Corral del Carbon, in arabo al-Funduq al-Jadida e in castigliano Alhondiga Nueva, fu edificato in età nazarí, in una data anteriore al 1336, anno della sua prima menzione documentaria. Apparteneva alle mogli dei sultani nazaridi, e a questo deve un carattere più monumentale rispetto agli altri fondaci della città.
L’edificio si organizza attorno a un patio quasi quadrato di circa sedici metri e ottanta per quindici e sessanta, cinto da gallerie su tre livelli rette da pilastri di pietra, con una vasca al centro. All’esterno, un portale aggettante con grande arco a ferro di cavallo acuto entro alfiz, yeserias e volta a mocarabi che conserva tracce di policromia; sopra l’alfiz corre una fascia epigrafica in cufico. Il patio, per contro, è essenziale e privo di decoro: la magnificenza sta all’ingresso, la funzione all’interno.
Nato come deposito di merci e alloggio per mercanti di passaggio, il fondaco passò dopo il 1492 alla Corona, fu venduto all’asta nel 1531 e servì da corral de comedias fino al 1593; nel Seicento divenne casa collettiva con un deposito di carbone al piano terreno, che gli valse il nome con cui è noto oggi.
Dichiarato monumento nel 1918 e acquisito dallo Stato nel 1933, fu restaurato da Leopoldo Torres Balbas, lo stesso studioso che nel 1946 ne scrisse lo studio di riferimento. Oggi è pubblico, a ingresso libero, e ospita la sede della Fundacion Publica Andaluza El legado andalusi: l’unico fondaco andaluso giunto intero fino a noi è diventato la casa dell’istituzione che ne studia e ne divulga la civiltà.
Un precedente di riuso, non solo di forma
Per un progetto che vuole rimettere in uso un fondaco, quel dato vale più della descrizione architettonica. L’edificio è stato rimesso al lavoro invece che conservato come reperto, e il lavoro che gli è stato assegnato ha a che fare con la stessa civiltà che lo aveva costruito.
Fra le istituzioni di Granada che si occupano di questa materia c’è anche la Fundacion Euroarabe de Altos Estudios, costituita nel 1995 sulla scia di una risoluzione del Parlamento europeo del 1984, che riunisce nel proprio patronato il ministero spagnolo dell’Università, la Junta de Andalucia e l’Università di Granada, e che accanto alla formazione post-laurea conduce laboratori sulle arti del Nord Africa, fra cui la yeseria ornamentale.
Le alhondigas erano ordinarie
Che la tipologia fosse diffusa lo sappiamo dai documenti più che dalle pietre. Gli atti di ripartizione del Duecento permettono di censire i fanadiq di Valencia, Murcia e Siviglia; a Denia lo scavo ha identificato almeno sette fondaci di pianta quadrata o rettangolare, e a Valencia un’alhondiga musulmana è stata scavata in calle Corretgeria. La storiografia distingue il fondaco, concesso dalle autorità musulmane alle comunità mercantili cristiane, dall’alhondiga, istituzione con funzioni di deposito e riscossione fiscale.
La parola restò insieme agli edifici: alhondiga in Castiglia, fondech e alfondec nelle terre catalane e aragonesi. La donazione del Cid alla cattedrale di Valencia nel 1101 elenca già alfondicis fra i propri beni, e strade e piazze a Cordova, Malaga e Siviglia portano ancora il nome.
La seconda metà della lezione
Quel che accadde dopo è la parte che interessa a questo progetto quanto la prima. Le funzioni si separarono: l’alloggio passò agli hostals, il grano e la dogana all’almodi o all’alhondiga pubblica. Alcuni alfondecs restarono in mano regia, e a Valencia nel Trecento uno di essi servì ad alloggiare mulattieri e mercanti musulmani, e a tenerli separati. Il nome continuò e la disciplina cambiò.
È la stessa deriva del Fondaco dei Turchi, raggiunta per un’altra strada e due secoli prima, e questa è la ragione per cui le salvaguardie del nostro statuto sono una necessità dimostrata invece che un’intenzione dichiarata.