LA TERRA
I ventitré ettari
I ventitré ettari sono condotti da una cooperativa i cui soci lavoratori sono i membri della Casa. La forma ha tre funzioni, e nessuna delle tre è ornamentale.

- 1. Mantiene la strumentalità agricola dei fabbricati. È la condizione che tiene insieme la destinazione originaria dell’immobile e l’uso che se ne fa, e che rende coerente la pratica edilizia.
- 2. Fornisce la mensa. Una comunità che mangia insieme tutti i giorni — diciassette persone all’apertura, una trentina a regime — ha un conto della spesa che l’orto e il campo riducono in misura percepibile, e un calendario che il raccolto detta.
- 3. Lega gli apprendisti a una stagione. È la seconda cosa su cui ogni tradizione artigiana si è retta, insieme alla bottega, ed è quella che oggi manca quasi ovunque.
Che cosa si coltiva
Le colture seguono quello che l’altopiano ibleo consente senza forzature: oliveto, seminativo, orto per la mensa, e il pascolo dove il terreno non regge altro. L’oliveto ha una seconda funzione: le potature alimentano insieme ai ritagli di bottega la caldaia a biomassa che copre la parte del fabbisogno termico che il solare non copre.


La produzione agricola è dimensionata sull’autoconsumo, ed è una scelta deliberata. Un’azienda agricola che diventi la principale fonte di reddito sposta il tempo degli apprendisti dal laboratorio al campo, e la scuola dei mestieri diventa il contorno della fattoria invece del contrario. Non si intraprende invece la strada della certificazione: la DOP è un sistema di controllo che chiede un impegno da azienda e non da scuola. Si vende olio buono senza marchio.

Quello che i ventitré ettari danno alla mensa. Elaborazione di studio.
L’eccedenza si vende, e il ricavato va alla Casa. La cooperativa opera come qualunque altra cooperativa agricola italiana, con le licenze e i permessi che il caso richiede.

L’acqua per i campi
L’irrigazione si regge sulla raccolta dell’acqua piovana, sulle vasche esistenti da recuperare, su nuove cisterne interrate sotto la corte, e sul pozzo la cui portata e la cui concessione vanno accertate. I reflui sono trattati con fitodepurazione dimensionata su quaranta abitanti equivalenti, poiché non esiste fognatura pubblica e i ventitré ettari lo consentono senza difficoltà.