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LA VITA COMUNE

L’hammam

Un hammam è un focolare, e delle sale disposte intorno. È il fuoco a decidere la pianta, prima della distribuzione e prima delle superfici, e tutto il resto viene dopo.

Le tre sale del hammam nel vapore

Le tre sale in sequenza. Elaborazione di studio: la casa non esiste ancora.

Il procedimento viene dall’ipocausto romano, che i bagni di al-Andalus e poi del Maghreb hanno conservato senza modificarlo. Il fuoco non sta dentro il bagno: sta fuori, addossato al muro della sala di fondo, e lavora due volte. Prima scalda l’acqua, nel recipiente di rame posato sopra e nella vasca in muratura addossata da cui si attinge. Poi i fumi, con il calore che resta loro, passano sotto il pavimento attraverso una rete di canali ricavati fra pilastrini di mattone, e lo scaldano da sotto prima di uscire dalla canna. Chi si lava non vede mai il fuoco.

Come funziona

Modello in sezione di un hammam: il focolare fuori dal bagno, la bocca, i pilastrini, la vasca e la canna fumaria

Modello in sezione, su un hammam di medina. È un’illustrazione e non un progetto.

  1. 1. Il cortile di servizio e la porta sul retro. Di lì entra il combustibile e di lì esce la cenere: non attraversano mai la casa.
  2. 2. Il focolare, bayt an-nār, fuori dal bagno e addossato al muro della sala di fondo, con la legna accanto.
  3. 3. Il recipiente di rame sopra il focolare: è lì che l’acqua si scalda.
  4. 4. La bocca, l’apertura ad arco a filo del pavimento, da cui la fiamma passa sotto il lastricato.
  5. 5. La chebka: i pilastrini di mattone. I canali sono i vuoti fra l’uno e l’altro.
  6. 6. La borma, la vasca addossata al muro del focolare da cui si attinge, e i bacili di rame.
  7. 7. Ad-dākhilī, la sala di fondo: la più calda perché la più vicina al fuoco, e la più ornata.
  8. 8. Al-wasṭī, la sala di mezzo.
  9. 9. Al-barrānī, la prima sala: qui il pavimento non è più riscaldato.
  10. 10. La canna fumaria, in fondo al percorso.
  11. 11. Il serbatoio dell’acqua fredda.

Le tre sale

Le sale non prendono il nome dalla loro temperatura ma dalla loro posizione, e sono i nomi che adoperano i bagnanti di Fez: al-barrānī la prima, al-wasṭī quella di mezzo, ad-dākhilī quella di fondo. La sequenza si legge dal fuori al dentro invece che dal freddo al caldo: la sala più calda è semplicemente la più interna, perché è quella addossata al focolare. Si entra dalla prima, si sta nella terza, si torna indietro.

Lo costruiscono i maestri di Fez

Il hammam del Funduq è un’opera nuova dentro murature esistenti: il volume c’è già, e quello che si costruisce sono le volte, il focolare e i condotti, che alla masseria non sono mai appartenuti. Lo fanno le stesse mani che fanno le botteghe, i maestri che vengono da Fez, dove questi bagni si costruiscono e si riparano senza interruzione da secoli. Il tadelakt delle superfici, il taglio dello zellij degli zoccoli, il gesso intagliato della sala di fondo sono le discipline della casa applicate a un edificio della casa.

È il motivo per cui questo è l’unico ambiente della masseria che somiglierà a Fez e non alla Sicilia, e lo farà a ragione. Altrove l’edificio è ibleo e deve restare ibleo; qui la forma è inseparabile dal funzionamento, e chi sa farla la fa come l’ha imparata. È anche il primo cantiere su cui i maestri lavorano insieme prima che arrivino gli apprendisti, e serve a sapere se lavorano bene insieme.

Piccolo per scelta

Le dimensioni sono quelle di una casa, non di un bagno pubblico: diciassette persone all’apertura e una trentina a regime, con tre sessioni a settimana. Un hammam di medina serve un quartiere, e la sua pianta rispecchia quel carico; qui non serve, e costruirlo di quella misura significherebbe spendere in volume e in combustibile per delle sale vuote.

La riduzione non tocca la qualità delle superfici, che è dove sta la bellezza di questi luoghi e dove va il denaro risparmiato sui metri cubi. Un hammam piccolo e fatto bene è una cosa; uno grande e finito male è un’altra, e la seconda costa di più. Vale anche per il funzionamento: una massa più piccola si porta in temperatura prima e la tiene con meno fuoco, il che conta su un impianto alimentato dagli scarti e non dalla legna comprata.

Il fuoco, e che cosa ci brucia

Il focolare del hammam scalda il bagno e, attraverso le serpentine annegate nell’intonaco e nei massetti, le stanze dove si dorme. Non è l’unico fuoco della casa — ci sono le cucine, il camino del salotto invernale, le stufe ad accumulo e la forgia della selleria, ciascuna con la propria canna — ma è quello che lavora con più continuità e l’unico presidiato per tutta la durata della sessione.

Ci brucia quello che la casa scarta. I hammam di Fez bruciano da sempre gli scarti dei falegnami della medina, la segatura e le sanse dei frantoi; qui gli scarti li produce la casa stessa, fra le potature dell’oliveto e i ritagli delle botteghe. È un anello che si chiude senza che sia stato disegnato.

Come si usa

Il guanto di crine e il bacile di rame sul marmo

Il corredo: il guanto, il bacile, il sapone. Sono della casa e tornano al guardaroba.

L’hammam sta nello stesso corpo di fabbrica degli spogliatoi, della palestra, della lavanderia e del guardaroba, ed è parte del circuito del corredo: si esce dalla bottega, si passa dagli spogliatoi, si lascia l’abito sporco, si riprende quello pulito. Non è un servizio di cortesia e non ha orari da centro benessere: ha un calendario deliberato dal majlis, come i turni e la mensa.

Le sessioni si svolgono con la presenza di almeno due incaricati, mai su base individuale o per accordo privato, secondo le stesse regole di contatto che valgono per la palestra e per le altre attività del corpo.

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