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LA VITA COMUNE

Gli spazi comuni

Il Funduq è una casa di vita comune di giovani adulti sani e indipendenti. Sul piano giuridico somiglia a un ordine religioso o a una scuola privata, nel senso preciso che la sua disciplina vale perché i suoi membri l’hanno accettata aderendo, ed è l’argomento su cui poggia l’impianto giuridico. Sul piano della vita quotidiana non c’è nulla di conventuale: nessun voto, nessuna clausura, nessuna rinuncia ai beni propri, nessuna autorità spirituale, e un recesso che si esercita con una lettera. Gli spazi sono fatti di conseguenza.

Il tè nella corte
Le sale di lettura

La casa chiede molto a chi la abita: orari di bottega, turni di servizio, lavoro agricolo, il niẓām ad-dār, il regolamento che i rifāq si sono dati e che rivedono ogni anno. Una comunità che chiede questo, e che lo chiede a giovani che potrebbero stare altrove, deve essere un luogo dove alla sera si torna volentieri. L’austerità come filtro d’ingresso seleziona per la disponibilità a sopportare invece che per l’attitudine al mestiere, ed è un errore che si paga alla seconda leva.

L’emblema delle camerate — le babbucce

Le camere

Letti tradizionali in legno, di fattura arabo-andalusa, con arredi di pregio: armadi e cassapanche di falegnameria, non mobilio di serie. Tappeti a terra e pavimenti in cotto o in legno, che non sono soltanto una scelta di gusto, perché in un edificio di forte inerzia muraria il legno e la lana sono ciò che rende calda al tatto una stanza che resta fresca d’aria.

Il riscaldamento invernale è a serpentine a bassa temperatura annegate nell’intonaco delle pareti e nel massetto dei pavimenti, alimentate dall’accumulo termico — solare, camera di combustione dell’hammam, caldaia a biomassa per l’integrazione — secondo il criterio adottato al Riad: si scalda la massa e non l’aria, e nelle stanze dove si dorme non brucia nulla. D’estate la stessa stanza lavora sul raffrescamento passivo descritto altrove, con il tiraggio notturno dai lucernari e l’aria del condotto interrato. Nessun apparecchio a vista, nessuna unità esterna sui fronti.

La qualità è la stessa per tutti, dal primo rafīq all’ultimo ammesso, e discende da un articolo dello statuto prima che da una cortesia, giacché orari, mensa, alloggio e servizi comuni sono i medesimi per ciascuno, e nessuna distinzione esteriore di trattamento è ammessa in ragione delle condizioni economiche o familiari di provenienza. Un buon arredo uguale per tutti costa meno, in termini di coesione, di un arredo modesto che qualcuno possa migliorarsi per conto proprio.

Come si scalda e si raffresca·Nizam ad-dar, il regolamento

L’emblema della biblioteca — la lampada

Le sale

Una sala di lettura con la biblioteca della casa, dove si sta in silenzio per convenzione e non per obbligo. Un salotto invernale intorno al focolare e alla stufa ad accumulo, che è il luogo dove si passano le sere fra novembre e marzo. Un salotto estivo sotto la loggia della corte, e la terrazza, che da giugno diventa la sala da pranzo.

Accanto a queste, gli spazi di studio e di lavoro condiviso: tavoli lunghi, luce buona, prese e rete, per chi disegna, tiene i conti di una commessa, studia per il proprio percorso o lavora a qualcosa di suo. Una casa di mestieri d’arte del ventunesimo secolo ha bisogno di un posto dove si scrive una mail a un committente, e fingere il contrario produrrebbe un’ambientazione invece di un luogo.

Gli spazi aperti

La corte è il centro della casa e il suo spazio di aggregazione ordinario: vi si passa continuamente, vi si sta la sera, vi si tengono i concerti e le tavole del programma pubblico. Il giardino a nord, sotto il telo ombreggiante a fasce, è il luogo fresco del pomeriggio d’estate. L’aia selciata davanti all’ingresso regge una partita, una fiera, un cantiere di muri a secco.

Ventitré ettari di terreno intorno significano che nessuna di queste cose deve competere con un’altra per lo spazio, e che gli impianti sportivi, le stalle e il campo fotovoltaico stanno dove non si vedono dai fronti principali.

Perché questo non è un accessorio

Fra le condizioni che varrebbero come verdetto negativo sul progetto ne figura una che riguarda direttamente questa pagina: che più della metà della prima leva di apprendisti se ne vada entro diciotto mesi per ragioni diverse dal compimento del percorso. Le ragioni per cui un giovane di vent’anni lascia un posto dopo un anno sono quasi sempre le stesse, e riguardano il come si vive più del cosa si impara.

Il comfort è quindi una condizione del funzionamento, e va progettato con la stessa serietà del tiraggio dei camini. Ciò che la casa domanda ai suoi membri è severo, e sarebbe insostenibile in un luogo scomodo.

Il corpo e la giornata·Che cosa varrebbe come verdetto·Il programma pubblico