ENERGIA
Calore, luce, energia
Docce e hammam consumano calore, non elettricità. È la ragione per cui il solare termico si dimensiona prima del fotovoltaico, e non dopo.

Modello in sezione, su un hammam di medina. È un’illustrazione e non un progetto.
- 1. Il cortile di servizio e la porta sul retro. Di lì entra il combustibile e di lì esce la cenere: non attraversano mai la casa.
- 2. Il focolare, bayt an-nār, fuori dal bagno e addossato al muro della sala di fondo, con la legna accanto.
- 3. Il recipiente di rame sopra il focolare: è lì che l’acqua si scalda.
- 4. La bocca, l’apertura ad arco a filo del pavimento, da cui la fiamma passa sotto il lastricato.
- 5. La chebka: i pilastrini di mattone. I canali sono i vuoti fra l’uno e l’altro.
- 6. La borma, la vasca addossata al muro del focolare da cui si attinge, e i bacili di rame.
- 7. Ad-dākhilī, la sala di fondo: la più calda perché la più vicina al fuoco, e la più ornata.
- 8. Al-wasṭī, la sala di mezzo.
- 9. Al-barrānī, la prima sala: qui il pavimento non è più riscaldato.
- 10. La canna fumaria, in fondo al percorso.
- 11. Il serbatoio dell’acqua fredda.
Il bilancio è costruito sulla casa a regime, trenta residenti, con botteghe, cucina collettiva, lavanderia e hammam: gli impianti si dimensionano sul massimo, non sulla prima leva, che conta diciassette persone. L’acqua calda sanitaria è calcolata su ottantacinque litri per persona al giorno, che è un valore alto scelto deliberatamente: in una casa dove si lavora con le mani, la doccia ripetuta non è un lusso.
Il calore
- — Solare termico. Circa settantasette metri quadri di collettori piani, dimensionati per coprire il sessanta per cento del fabbisogno termico annuo. Oltre quella soglia i collettori resterebbero fermi d’estate, il che li fa invecchiare senza produrre.
- — Accumulo termico. Circa cinquemilaottocento litri coibentati, settantacinque litri per ogni metro quadro di collettore.
- — Caldaia a biomassa. Centoventi chilowatt per l’integrazione e per l’inverno, alimentata dalle potature dell’oliveto e dagli scarti di bottega. La soluzione, e con essa il recupero dal focolare dell’hammam, va verificata in sede di progetto esecutivo con il progettista degli impianti: il dimensionamento indicato qui è di massima.
- — Distribuzione a massa radiante. Millequattrocento metri quadri a bassa temperatura, coerente con murature che lavorano per inerzia e senza canne fumarie aggiuntive.
L’hammam è la voce più esigente e la più probabile a sforare: massa radiante del pavimento, vapore, ricambi d’aria, impermeabilizzazioni e tadelakt. Tre sessioni a settimana bastano a farne il secondo consumo termico della casa dopo le docce.
Si scalda la massa, non l’aria
Il criterio è quello adottato al Riad Al-Uns, e discende dalla stessa constatazione: scaldare l’aria di un ambiente voltato è lavoro perduto, perché l’aria calda sale, si appiattisce contro la volta ed esce dalla prima apertura utile, mentre una parete, una panca o un pavimento che hanno immagazzinato calore lo restituiscono per irraggiamento nell’arco di molte ore, e il corpo lo riceve direttamente senza passare dall’aria. In un edificio di forte inerzia muraria, dove la massa è già il principale dispositivo termico d’estate, usarla anche d’inverno costa meno che combatterla.
La casa applica il criterio in due modi, e la linea che li separa è quella del sonno. Dove ci si raduna — il salotto invernale, le botteghe, il refettorio — una stufa ad accumulo in muratura, di piccolo focolare e grande massa, percorsa dai condotti in cui i fumi serpeggiano a lungo prima di uscire: si carica la sera, in presenza di tutti, e irraggia fino al mattino a fuoco spento. Nel salotto invernale si aggiunge il camino, che scalda male — la maggior parte del calore se ne va per la canna — ma raduna, ed è il motivo per cui c’è.
Dove si dorme non si vede nulla: serpentine a bassa temperatura annegate nell’intonaco delle pareti e nel massetto dei pavimenti, alimentate dall’accumulo termico, e cioè dal solare, dalla camera di combustione dell’hammam — un fuoco che arde comunque nei giorni di sessione e il cui calore andrebbe altrimenti perduto — e dalla caldaia a biomassa per l’integrazione. La parete tiepida svolge per inciso un lavoro che nessun altro dispositivo farebbe: resta asciutta, e in una muratura di pietra calcarea l’umidità di risalita danneggia più del freddo.
Da qui discende la regola che il niẓām ad-dār pone senza eccezioni: nessun apparecchio brucia in una stanza dove qualcuno dorme, né braciere, né stufa in funzione, né fiamma di alcun genere. La stufa ad accumulo è la risposta a quella regola e non la sua deroga, perché si carica quando la casa è sveglia e a fuoco spento continua a scaldare. L’intossicazione da monossido di carbonio uccide ogni inverno, e uccide esattamente così: una combustione in un ambiente chiuso e chi dorme che non si risveglia.

L’elettricità
I carichi elettrici sono quelli di una casa che lavora: aspirazione delle polveri e macchine di bottega, cucina collettiva, lavanderia e guardaroba per trenta persone e il corredo, celle di conservazione, pompe del pozzo e delle cisterne, ricircolo dell’acqua nella corte, illuminazione interna ed esterna, estrazione meccanica dalla cucina e dal laboratorio, e dall’hammam se in progetto risulterà che il tiraggio della canna non basta.
Il fotovoltaico è dimensionato intorno ai quarantacinque chilowatt di picco, con un margine che copre la quota non autoconsumata e la crescita dei carichi, e un accumulo elettrochimico di circa sessantaquattro chilowattora, pari a poco meno della metà del consumo giornaliero, che copre la sera e la notte.
Dove stanno i pannelli, e perché non sui tetti
Il campo fotovoltaico non va sulle coperture. Va a terra, su pali, rialzato in modo da lasciare passare il pascolo sotto i moduli, in un’area periferica adiacente alla masseria e non visibile dai fronti principali. Le ragioni sono tre, e nessuna riguarda l’estetica soltanto.
- 1. Le coperture storiche vengono rifatte con manto tradizionale e isolamento: metterci sopra una struttura estranea significa forarle e comprometterne la manutenzione.
- 2. Su un immobile vincolato, un impianto in vista sui tetti è il tipo di intervento che allunga di mesi l’istruttoria autorizzativa.
- 3. Un campo a terra è ispezionabile, lavabile e ampliabile, e la sua resa si controlla camminandoci accanto.
La collocazione esatta dipende dal perimetro del vincolo e dalla fascia di rispetto, che sono fra le verifiche della fase in corso. Il campo è recintato, con passaggio previsto per il pascolo, e collegato da un cavidotto interrato posato nello stesso scavo dei sottoservizi.
NOTA SULLE FONTI
I valori riportati provengono dal bilancio energetico di massima, calcolato su un irraggiamento utile di 650 kWh per metro quadro annuo per i collettori piani e su una resa specifica di 1.550 kWh per chilowatt di picco per il fotovoltaico a terra ben orientato, alle latitudini di Ragusa. Sono ordini di grandezza da confermare con i preventivi e con il progetto esecutivo.